EQUIPE: principio di controllo reciproco – l’obbligo di diligenza grava su ciascun componente

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STUDIO LEGALE ASSOCIATO

Cass. pen., sez. IV, n. 2354-2018 Responsabilità medica d’equipe

Cass. civ., sez. III, 29 gennaio 2018, n. 2060, est. Rubino

Deve ritenersi che il secondo aiuto di una equipe medica non possa andare esente da ogni responsabilità solo per aver compiuto correttamente le mansioni a lui direttamente affidate, proprio per il principio di controllo reciproco che esiste in relazione al lavoro in equipe, secondo il quale l’obbligo di diligenza che grava su ciascun componente dell’ equipe medica concerne non solo le specifiche mansioni a lui affidate, ma anche il controllo sull’operato e sugli errori altrui che siano evidenti e non settoriali. Deve poi aggiungersi che rientra negli obblighi di diligenza che gravano su ciascun componente di una equipe chirurgica, sia esso in posizione sovra o sottordinata, quello di prendere visione, prima dell’operazione, della cartella clinica del paziente contenente tutti i dati atti a consentirgli di verificare, tra l’altro, se la scelta di intervenire chirurgicamente fosse corretta e fosse compatibile con le condizioni di salute del paziente.

L’incipit appena sopra riportato non solo appare di estrema chiarezza cognitiva ma, inoltre, dà certamente un criterio di comportamento di immediata percezione. Ed il linguaggio è proprio quello utilizzato direttamente nelle due sentenze della Cassazione, una penale l’altra civile, sopra indicate.

In maniera più terra terra si potrebbe dire che l’equipe proprio in quanto squadra di lavoro che si divide il lavoro, deve cooperare. E deve trattarsi di cooperazione che deve tendere ad incrementare le possibilità di evitare errori « vigilandosi a vicenda » e prendendo, ciascun componente l’equipe, diretta conoscenza delle informazioni di base per poter operare con la diligenza richiesta dalla legge (la sentenza civile si sofferma sull’obbligo di consultazione della cartella clinica).

Le due sentenze dopo aver sottolineato l’obbligo gravante sui componenti dell’equipe si premurano, opportunamente, di indicare anche quali siano i limiti oltre i quali non può spingersi, nè potrebbe spingersi, l’obbligo di controllo e vigilanza reciproca tra i componenti. Ed il limite viene ravvisato nel principio di affidamento : dicono infatti entrambe le sentenze indicate che l’obbligo di vigilanza reciproca « non opera in relazione alle fasi dell’intervento in cui i ruoli e i compiti di ciascun operatore sono nettamente distinti, dovendo trovare applicazione il diverso principio dell’affidamento per cui può rispondere dell’errore o dell’omissione solo colui che abbia in quel momento la direzione dell’intervento o che abbia commesso un errore riferibile alla sua specifica competenza medica », sconfinandosi altrimenti in una responsabilità penale per fatto altrui o, addirittura, oggettiva. Detto altrimenti, anche in equipe, si deve poter lavorare concentrandosi tranquillamente in quel che si deve e si sa fare, potendo confidare « sulla professionalità degli altri ».

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