AGLIETTI AWARD 2017, DI RITORNO DALLA DUKE UNIVERSITY IL REPORT DEL VINCITORE

By Francesco Maria Uboldi

Essere Visitor fellow alla Duke University è già di per se un onore, se poi il dipartimento è quello di Ortopedia e Sport Medicine diretto al Prof. Amendola, l’onore è doppio.
Per chi non lo sapesse il Prof. Annunziato (Ned) Amendola si occupa di chirurgia del ginocchio ma soprattutto di piede e caviglia, oltre ad essere past President dell’ AOOSM (American Orthopedic Society for Sports Medicine). L’avventura a Durham, piccola cittadina che vive per l’università è stata facilitata dalla massima disponibilità dei giovani colleghi Residents americani e dagli altri fellows provenienti da tutto il mondo. L’attività dell’Università è prevalentemente sanitaria e i complessi medici sono molteplici, a formare praticamente una città. In questa città si trovano gli alloggi, le zone ricreative, le aule didattiche, i centri di ricerca e i le diverse strutture sanitarie che hanno valso al sistema Duke Health il 13 posto in classifica tra gli ospedali di tutti gli States e il 10 tra quelli pediatrici. Durante la mia permanenza ho potuto seguire sia quella che è la vita di un Resident americano che la pratica clinica e chirurgica del Prof. Amendola.
Non si può non invidiare la passione e l’attenzione che tutti i membri dell’università mostrano nei confronti dell’istruzione e della ricerca. Ogni giorno, sparse nelle diverse sale riunioni o nei piccoli centri congressi, si tengono lezioni super-specialistiche della durata di circa un’ora, in cui gli specializzandi espongono due o tre argomenti preparati oppure un docente spiega un argomento. Ho potuto assistere alle riunioni del gruppo anca-caviglia, della medicina dello sport, dei radiologi e del gruppo di traumatologia: la partecipazione è sempre al completo e la vivace interazione tra i colleghi le rendono leggere e utili. Da segnalare che queste riunioni avvengono quasi sempre alle 6:30 del mattino e non manca mai in un angolo un piccolo buffet per la colazione! Il mercoledì è tradizione che si tenga il Ground Round di ortopedia, in cui tutti si riuniscono in un’unica sede per una lezione magistrale, la discussione di casi clinici particolari e per la riunione settimanale degli specializzandi. Mi ha colpito che quando queste riunioni sono previste di una durata maggiore, anche l’inizio dell’attività chirurgica è automaticamente spostato per permettere di frequentarla. Un personale pensiero è che, se molte altre cose sono realizzabili solo grazie agli ingenti investimenti privati universitari, questa dedizione sarebbe teoricamente facilmente esportabile.
L’attività del prof. Amendola si divide tra clinica, chirurgia e ricerca. Il lunedì ed il giovedì si dedica alle viste ambulatoriali, nella struttura del Urbaniak Sports Sciences Institute, un polo integrato tra traumatologia sportiva, riabilitazione, preparazione fisica e nutrizionale. Visite programmate nell’arco di tutta la giornata con spazi liberi per discutere dei casi visiti, approfondirli con esami strumentali o per far intervenire un collega o un fisioterapista a spiegare un particolare intervento o il programma conservativo da seguire.
Il martedì, mercoledì e venerdì sono giorni di sala operatoria, nel Duke Clinical Research Institue dove si trova un blocco operatorio dedicato alla chirurgia ambulatoriale o che richiede una sola notte. Ho potuto assistere a piccoli interventi sul piede, ad artroscopie di caviglia, a riparazioni di LCA e a sue ricostruzioni. Ho visto il trattamento dell’instabilità rotulea in età pediatrica e adulta, oltre che al trapianto di menisco e unità osteocondrale del condilo laterale da allograft. La protesica si è limitata alla monocompartimentale di ginocchio e a quella di caviglia.
Molto interessante la stretta collaborazione che intercorre tra chirurgia e riabilitazione. Le strutture sono interconnesse e i medici sempre in contatto.
La parte di ricerca, che ho potuto solo ammirare è molto avanzata, sia nello studio del movimento negli atleti per la prevenzione degli infortuni, con il K-Lab, un laboratorio di biomeccanica applicata molto evoluto, che nella ricerca di base. L’Alman Lab studia a livello istologico e genomico molte patologie del tessuto muscolo-scheletrico, come l’invecchiamento condrocitico e la sua correlazione con la capacità rigenerativa.
Impressiona molto la capacità di coordinare tutti i soggetti come in un’orchestra, ma soprattutto la dedizione che ogni professore o collega mette nel proprio lavoro e l’assoluta disponibilità ad insegnare e trasmettere le conoscenze.
Devo ringraziare SIGASCOT per la possibilità datami e il Prof. Amendola che si è prodigato in mille spiegazioni e consigli, sempre pronto a rispondere ad ogni domanda con un articolo, una review o un’immagine su Google, nonostante qualche piccola incomprensione di lingua (sebbene il prof. Amendola si nato e cresciuto fino a 8 anni in Italia e parli italiano). Molto graditi anche i tour negli impianti sportivi e gli incontri con gli atleti e i coach delle varie squadre dell’università!
Non posso che consigliare a tutti coloro ne abbiano la possibilità di viaggiare e vedere cosa si studia in altri paesi, e come si possa lavorare in strutture altamente specializzate. Personalmente mi piace pensare che piuttosto di essere tentati di fuggire, si sia spinti a migliorare qui in Italia, perché su molte cose non abbiamo nulla da invidiare!

|
Home Eventi e News Segnalate AGLIETTI AWARD 2017, DI RITORNO DALLA DUKE UNIVERSITY IL REPORT DEL VINCITORE